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italian belong
In an horizontal perspective, in absence of a tridimensional evolution, Andrea Nacciarriti’s work for Genova develops itself as a ground invasion, a kind of floorness that unfolds itself like a plan in the space of the Loggia. It considers the controversy raised around the building of a mosque in Genoa, The mosque is reproduced as a map, with ordinary poor materials, s cardboard, facing the Mecca, towards East. Like a carpet to walk on, not connected to the floor, reiterated and serial, that unfolds in a measured, regular scansion.
Andrea Nacciarriti executes complex stereometric, structures, that demonstrate a strong assonance with a kind of both volumetric and plan dislocations, of the radical architecture between Minimal and Functional, assuming a syntax severely geometrical, made of metal outline and modular structures ruled by a pregnant object emphasis. If for Dan Graham “ the entire Minimal area deny the connotative means … such as the International style, is represents only itself, like the self-referring language”, Nacciarriti’s work investigates the shapes of an angle shot that is not only aesthetic but social, spatial and open itself to a “public” dimension, with the attitude to intervene with always site-specifics formality. The need of elementary shapes combines with unseen spatial solutions, the seem to stand there all long, right where the artist put them, creating a totally gluant symbiosis with the architectural wrapping, so to keep thinking to certain pieces by Buren.
Elvira Vannini
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In una dimensione di orizzontalità, in assenza di articolazione volumetrica il lavoro di Andrea Nacciarriti per Genova si sviluppa con un’occupazione del suolo, una sorta di floorness che si dispiega planimetricamente negli spazi della Loggia. Riflette sulla recente polemica circa la costruzione di una moschea a Genova. La ricostruisce in pianta, con materiali poveri, ordinari, come il cartone da imballaggio, rivolta verso la Mecca, diretta a Oriente. Come un tappeto calpestabile non connesso al pavimento, reiterato e seriale che si dipana in una scansione cadenzata, regolare.
Andrea Nacciarriti esegue strutture complesse, stereometriche, aprioristiche, che manifestano una forte assonanza con certe dislocazioni, sia volumetriche che planari, dell’architettura radicale al limite tra Minimalismo e Funzionalismo, assumendo una sintassi rigorosamente geometrica, fatta di profili metallici e strutture modulari dominate da una pregnante enfasi oggettuale. Se per Dan Graham “tutta l’area Minimal nega i significati connotativi…così come l’International Style, rappresenta solo sé stesso, come linguaggio strumentalmente autorefenziale”, il lavoro di Nacciarriti scruta le forme da un’angolazione che non è solo estetica ma anche sociale, spaziale e che si apre ad una “dimensione pubblica”, nell’attitudine ad intervenire con modalità sempre site-specific. L’esigenza di forme elementari si combina con soluzioni spaziali inedite, che sembrano trovarsi lì da sempre, proprio dove l’artista le ha collocate, instaurando una simbiosi talmente gluant, con l’involucro architettonico, da far pensare a certi passaggi di Buren.
Elvira Vannini
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